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Atlante del dissesto idrogeologico

Frane e alluvioni,
comune per comune.

Nove comuni su dieci convivono col rischio idrogeologico. Un atlante per leggerlo, costruito sugli open data ISPRA.

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persone residenti in aree a pericolosità da frana elevata o molto elevata
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persone in aree alluvionabili nello scenario medio
94%
dei comuni italiani ha aree a pericolosità da frana o alluvione

La mappa del rischio

Scegli il fenomeno e l'indicatore, poi muoviti sulla mappa: dalle regioni si scende alle province e ai 7.899 comuni. Clicca un'area per i dettagli, cerca il tuo comune, o attiva il dettaglio locale per vedere le aree reali delle mosaicature ISPRA, fin sotto il livello comunale.

Le classifiche

Dove il rischio pesa di più: le graduatorie di province e comuni per persone esposte, in valore assoluto o in rapporto alla popolazione.

Frane

Popolazione in aree a pericolosità elevata o molto elevata

Alluvioni

Popolazione in aree alluvionabili, scenario medio

Il costo umano di frane e inondazioni

Dietro le percentuali ci sono paesi evacuati nella notte, strade cancellate, persone che non sono tornate a casa. Il CNR-IRPI ricostruisce da decenni l'impatto diretto di frane e inondazioni sulla popolazione italiana.

I numeri qui accanto vengono dal Rapporto Periodico Polaris e riguardano gli eventi con vittime documentati sul territorio nazionale.

Fonte: CNR-IRPI, Rapporto Periodico Polaris, Anno 2025 (DOI 10.30437/REPORT2025, febbraio 2026).

1.616
morti per frane e inondazioni in Italia dal 1975 al 2024
1.056 per frana · 560 per inondazione
339.297
evacuati e senzatetto nello stesso mezzo secolo
2.256 comuni colpiti in tutte le 20 regioni
12
morti nel solo 2025, più 16 feriti
5 per frana · 7 per inondazione
1.681
evacuati e senzatetto nel 2025, in 123 comuni di 17 regioni
1.011 per frana · 670 per inondazione

Il conto della mancata prevenzione

Riparare costa molto più che prevenire. Dal dopoguerra frane e alluvioni hanno presentato all'Italia un conto da 112 miliardi di euro, e negli ultimi anni il ritmo è triplicato. L'ultima stima ISPRA del fabbisogno per mettere in sicurezza il territorio, del 2020, era di circa 26 miliardi: poco più della metà di quanto speso in riparazioni dal 2010 a oggi.

Fonti dei dati e delle stime di questa sezione: ANCE-CRESME, ISPRA ReNDiS, JRC, Regione Emilia-Romagna, Greenpeace Italia — tutti i riferimenti e i link in Le fonti dei dati.

Prevenire e riparare, in miliardi di euro

Passa il mouse o tocca una bolla per il dettaglio. Il confronto indica ordini di grandezza: le stime ANCE-CRESME sono espresse in valori 2023, gli importi ReNDiS a valori correnti e la stima del fabbisogno risale al 2020; l'area dei cerchi è proporzionale agli importi. E nel conto delle riparazioni non entrano le vittime, né i danni mai risarciti.

3,3 mld €
spesi in media ogni anno, dal 2010, per riparare i danni di frane e alluvioni
×3 rispetto alla media dei 65 anni precedenti
27%
dei 19,2 miliardi stanziati per la prevenzione dal 1999 riguarda opere già concluse
8.813 opere concluse su 25.539 finanziate
4,6 anni
la durata media di un'opera di prevenzione, dall'avvio alla conclusione
quasi 6 anni in Sardegna e Campania, meno di 4 in Emilia-Romagna
8,8 mld €
la stima dei danni della sola alluvione del maggio 2023 in Emilia-Romagna
più dei fondi di prevenzione riferiti a opere concluse dal 1999 a oggi
1 €investito in prevenzione
4 €di danni evitati in futuro
Stima del Centro comune di ricerca (JRC) per le opere di laminazione delle piene in Europa, scenario +3 °C (Dottori et al., Nature Climate Change, 2023).

Quanto si risparmia investendo adesso?

Il Centro comune di ricerca della Commissione europea ha stimato che ogni euro investito in casse di espansione dei fiumi ne evita fino a quattro di danni futuri. Se valesse anche per le opere italiane contro frane e alluvioni (un esercizio puramente illustrativo: la stima del JRC riguarda le casse di espansione fluviali in Europa), quel rapporto trasformerebbe i 26 miliardi del fabbisogno stimato da ISPRA nel 2020 in oltre 100 miliardi di danni evitati nei decenni a venire.

Anche senza moltiplicatori il conto torna presto: il fabbisogno stimato nel 2020 equivale a circa otto anni di riparazioni al ritmo attuale. Ma i fondi continuano ad arrivare soprattutto dopo i disastri: secondo l'analisi di Greenpeace sui dati della Protezione civile, tra il 2015 e il 2024 frane e alluvioni hanno prodotto oltre 19 miliardi di danni riconosciuti, e i ristori pubblici ne hanno coperto appena il 17%. Il resto è rimasto sulle spalle di famiglie, imprese ed enti locali.

E il risparmio più grande non compare in nessun bilancio: ogni opera conclusa prima del disastro è un elenco di vittime, sfollati e risarcimenti che non dovremo mai contare.

Il progetto

ItaliaFragile nasce per rendere leggibile a chiunque un rischio che riguarda quasi tutti i comuni italiani. I dati su frane e alluvioni esistono, sono pubblici e di buona qualità, ma restano confinati in piattaforme tecniche e rapporti specialistici. Questo atlante li trasforma in mappe, classifiche e numeri comprensibili, comune per comune, perché cittadini, giornalisti e amministratori possano vedere dove il rischio si concentra, chi ci vive dentro e quanto costa continuare a rincorrere i disastri invece di prevenirli.

Le fonti dei dati

La piattaforma nazionale sul dissesto idrogeologico: mosaicature di pericolosità da frana e idraulica e indicatori di rischio per tutti i comuni italiani. È la fonte principale dell'atlante (API aperta, licenza CC-BY 4.0); gli indicatori corrispondono all'edizione 2024 del Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico (luglio 2025).
I rapporti periodici dell'Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del CNR: vittime, feriti ed evacuati per frane e inondazioni in Italia, dal 1975 a oggi. Alimenta la sezione "Le vittime".
Geometrie di regioni, province e comuni in GeoJSON, derivate ISTAT (licenza CC-BY), semplificate per il web via openpolis.
Il Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo. Stanziamenti, opere concluse e tempi di realizzazione (1999–2024) vengono dal capitolo 8 del Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico, edizione 2024 (luglio 2025); la stima del fabbisogno di 26 miliardi dal Rapporto ReNDiS 2020. Alimenta la sezione "Il conto".
Lo stato di rischio del territorio italiano (2023): la stima dei costi delle riparazioni dei danni da frane e alluvioni dal dopoguerra a oggi, in valori 2023.
La stima del ritorno degli investimenti in prevenzione (Dottori et al., Nature Climate Change, 2023): fino a 4 euro di danni evitati per ogni euro investito.
La stima provvisoria dei danni dell'alluvione del maggio 2023 in Emilia-Romagna: oltre 8,8 miliardi di euro (giugno 2023).
Quanto costa all'Italia la crisi climatica?, terza edizione (aprile 2026), su dati del Dipartimento della Protezione Civile: oltre 19 miliardi di danni riconosciuti tra il 2015 e il 2024, coperti dai ristori pubblici solo per il 17%.

L'autore

Jacopo Ottaviani
Data journalist & computer scientist

Giornalista dei dati e informatico, da oltre dieci anni trasforma dati in storie tra Europa e Africa, occupandosi di migrazioni, ambiente e territorio in quattro continenti.

Ha formato redazioni in Europa e in Africa; il suo lavoro ha ricevuto tra gli altri il Data Journalism Award (2014), il Sigma Award (2021) e il premio Lorenzo Natali della Commissione europea.

Domande frequenti

Le risposte alle domande più comuni su cosa mostra l'atlante, da dove vengono i dati e come riutilizzarli.

Cosa mostra esattamente ItaliaFragile?

Le aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3 e P4) e le aree alluvionabili nello scenario medio (P2) per regioni, province e i 7.899 comuni italiani (basi territoriali ISTAT 2024), con la popolazione e gli edifici esposti. I dati vengono dalle mosaicature nazionali ISPRA pubblicate sulla piattaforma IdroGEO.

Come leggere i dati?

Frane. Le aree classificate a pericolosità elevata (P3) e molto elevata (P4) nei Piani di assetto idrogeologico (PAI) delle Autorità di bacino distrettuali, mosaicate a scala nazionale da ISPRA (mosaicatura 2024). È l'indicatore usato per territorio, popolazione ed edifici esposti.

Alluvioni. Le aree allagabili nello scenario di pericolosità media (P2): alluvioni con tempo di ritorno fra 100 e 200 anni, perimetrate dalle Autorità di bacino nei Piani di gestione del rischio di alluvioni previsti dalla Direttiva europea 2007/60 e mosaicate da ISPRA (mosaicatura 2020; l'aggiornamento nazionale è atteso nel 2026).

Le persone. La popolazione esposta è quella residente nelle aree pericolose secondo il Censimento ISTAT 2021. Non è una previsione: è una fotografia di chi abita oggi in zone classificate pericolose.

Il 94% dei comuni. Contiamo i comuni con almeno lo 0,05% del territorio in aree P3-P4 o P2: 7.439 su 7.899. ISPRA, con una soglia minima di 1.000 m², ne conta 7.448 (94,3%), che salgono a 7.463 (94,5%) includendo anche valanghe ed erosione costiera.

Il dettaglio locale. L'interruttore "aree reali" sovrappone alla mappa le mosaicature ISPRA così come pubblicate, via servizio WMS di IdroGEO: è il dettaglio sub-comunale delle aree classificate, e si attiva da solo quando cerchi un comune.

I limiti. Le mosaicature aggregano piani redatti in tempi e con criteri diversi dalle Autorità di bacino distrettuali; i confini sono generalizzati per la visualizzazione. Per gli usi ufficiali fa fede la cartografia delle Autorità competenti.

Il mio comune compare tra le aree pericolose: cosa significa?

Significa che una parte del territorio comunale è classificata pericolosa nei piani delle Autorità di bacino distrettuali (i PAI per le frane, i Piani di gestione del rischio di alluvioni per le alluvioni), non che un disastro sia imminente. È una fotografia di dove il rischio esiste ed è documentato: il 94% dei comuni italiani ha almeno un'area a pericolosità da frana o alluvione.

Che differenza c'è tra pericolosità e rischio?

La pericolosità è la probabilità che un fenomeno — una frana o un'alluvione — interessi una data area. Il rischio combina la pericolosità con l'esposizione (persone, edifici, attività presenti) e la loro vulnerabilità. L'atlante mostra pericolosità ed esposizione: dove sono le aree classificate e chi ci vive.

Da dove vengono i dati e quanto sono aggiornati?

Gli indicatori di rischio vengono dalla piattaforma ISPRA IdroGEO e corrispondono all'edizione 2024 del Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico (luglio 2025): mosaicatura della pericolosità da frana 2024, mosaicatura della pericolosità idraulica 2020, popolazione del Censimento ISTAT 2021, comuni secondo le basi territoriali ISTAT 2024. I dati sulle vittime vengono dal Rapporto Periodico Polaris del CNR-IRPI (Anno 2025, febbraio 2026), i confini amministrativi da ISTAT, i dati economici da ANCE-CRESME (2023), ISPRA ReNDiS (2020 e 2024) e JRC (2023). Tutte le fonti sono in Le fonti dei dati.

Posso riutilizzare le mappe e i dati?

Sì. I dati ISPRA IdroGEO e i confini ISTAT sono pubblicati con licenza CC-BY 4.0: puoi riutilizzarli citando la fonte (ISPRA IdroGEO, ISTAT) e, se riusi le elaborazioni di questo sito, ItaliaFragile con un link. I dati sulle vittime del CNR-IRPI sono invece pubblicati con licenza CC BY-NC-SA 4.0 e vanno citati come «Fonte: polaris.irpi.cnr.it (IRPI - CNR)».

Chi c'è dietro ItaliaFragile?

ItaliaFragile è un progetto indipendente di data journalism di Jacopo Ottaviani, giornalista dei dati e informatico, Chief Data Officer di Code for Africa e ICFJ Knight Fellow. Per saperne di più: Il progetto.