Nove comuni su dieci convivono col rischio idrogeologico. Un atlante per leggerlo, costruito sugli open data ISPRA.
Scegli il fenomeno e l'indicatore, poi muoviti sulla mappa: dalle regioni si scende alle province e ai 7.899 comuni. Clicca un'area per i dettagli, cerca il tuo comune, o attiva il dettaglio locale per vedere le aree reali delle mosaicature ISPRA, fin sotto il livello comunale.
Dove il rischio pesa di più: le graduatorie di province e comuni per persone esposte, in valore assoluto o in rapporto alla popolazione.
Dietro le percentuali ci sono paesi evacuati nella notte, strade cancellate, persone che non sono tornate a casa. Il CNR-IRPI ricostruisce da decenni l'impatto diretto di frane e inondazioni sulla popolazione italiana.
I numeri qui accanto vengono dal Rapporto Periodico Polaris e riguardano gli eventi con vittime documentati sul territorio nazionale.
Fonte: CNR-IRPI, Rapporto Periodico Polaris, Anno 2025 (DOI 10.30437/REPORT2025, febbraio 2026).
Riparare costa molto più che prevenire. Dal dopoguerra frane e alluvioni hanno presentato all'Italia un conto da 112 miliardi di euro, e negli ultimi anni il ritmo è triplicato. L'ultima stima ISPRA del fabbisogno per mettere in sicurezza il territorio, del 2020, era di circa 26 miliardi: poco più della metà di quanto speso in riparazioni dal 2010 a oggi.
Fonti dei dati e delle stime di questa sezione: ANCE-CRESME, ISPRA ReNDiS, JRC, Regione Emilia-Romagna, Greenpeace Italia — tutti i riferimenti e i link in Le fonti dei dati.
Passa il mouse o tocca una bolla per il dettaglio. Il confronto indica ordini di grandezza: le stime ANCE-CRESME sono espresse in valori 2023, gli importi ReNDiS a valori correnti e la stima del fabbisogno risale al 2020; l'area dei cerchi è proporzionale agli importi. E nel conto delle riparazioni non entrano le vittime, né i danni mai risarciti.
Il Centro comune di ricerca della Commissione europea ha stimato che ogni euro investito in casse di espansione dei fiumi ne evita fino a quattro di danni futuri. Se valesse anche per le opere italiane contro frane e alluvioni (un esercizio puramente illustrativo: la stima del JRC riguarda le casse di espansione fluviali in Europa), quel rapporto trasformerebbe i 26 miliardi del fabbisogno stimato da ISPRA nel 2020 in oltre 100 miliardi di danni evitati nei decenni a venire.
Anche senza moltiplicatori il conto torna presto: il fabbisogno stimato nel 2020 equivale a circa otto anni di riparazioni al ritmo attuale. Ma i fondi continuano ad arrivare soprattutto dopo i disastri: secondo l'analisi di Greenpeace sui dati della Protezione civile, tra il 2015 e il 2024 frane e alluvioni hanno prodotto oltre 19 miliardi di danni riconosciuti, e i ristori pubblici ne hanno coperto appena il 17%. Il resto è rimasto sulle spalle di famiglie, imprese ed enti locali.
E il risparmio più grande non compare in nessun bilancio: ogni opera conclusa prima del disastro è un elenco di vittime, sfollati e risarcimenti che non dovremo mai contare.
ItaliaFragile nasce per rendere leggibile a chiunque un rischio che riguarda quasi tutti i comuni italiani. I dati su frane e alluvioni esistono, sono pubblici e di buona qualità, ma restano confinati in piattaforme tecniche e rapporti specialistici. Questo atlante li trasforma in mappe, classifiche e numeri comprensibili, comune per comune, perché cittadini, giornalisti e amministratori possano vedere dove il rischio si concentra, chi ci vive dentro e quanto costa continuare a rincorrere i disastri invece di prevenirli.
Giornalista dei dati e informatico, da oltre dieci anni trasforma dati in storie tra Europa e Africa, occupandosi di migrazioni, ambiente e territorio in quattro continenti.
Ha formato redazioni in Europa e in Africa; il suo lavoro ha ricevuto tra gli altri il Data Journalism Award (2014), il Sigma Award (2021) e il premio Lorenzo Natali della Commissione europea.
Le risposte alle domande più comuni su cosa mostra l'atlante, da dove vengono i dati e come riutilizzarli.
Le aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3 e P4) e le aree alluvionabili nello scenario medio (P2) per regioni, province e i 7.899 comuni italiani (basi territoriali ISTAT 2024), con la popolazione e gli edifici esposti. I dati vengono dalle mosaicature nazionali ISPRA pubblicate sulla piattaforma IdroGEO.
Frane. Le aree classificate a pericolosità elevata (P3) e molto elevata (P4) nei Piani di assetto idrogeologico (PAI) delle Autorità di bacino distrettuali, mosaicate a scala nazionale da ISPRA (mosaicatura 2024). È l'indicatore usato per territorio, popolazione ed edifici esposti.
Alluvioni. Le aree allagabili nello scenario di pericolosità media (P2): alluvioni con tempo di ritorno fra 100 e 200 anni, perimetrate dalle Autorità di bacino nei Piani di gestione del rischio di alluvioni previsti dalla Direttiva europea 2007/60 e mosaicate da ISPRA (mosaicatura 2020; l'aggiornamento nazionale è atteso nel 2026).
Le persone. La popolazione esposta è quella residente nelle aree pericolose secondo il Censimento ISTAT 2021. Non è una previsione: è una fotografia di chi abita oggi in zone classificate pericolose.
Il 94% dei comuni. Contiamo i comuni con almeno lo 0,05% del territorio in aree P3-P4 o P2: 7.439 su 7.899. ISPRA, con una soglia minima di 1.000 m², ne conta 7.448 (94,3%), che salgono a 7.463 (94,5%) includendo anche valanghe ed erosione costiera.
Il dettaglio locale. L'interruttore "aree reali" sovrappone alla mappa le mosaicature ISPRA così come pubblicate, via servizio WMS di IdroGEO: è il dettaglio sub-comunale delle aree classificate, e si attiva da solo quando cerchi un comune.
I limiti. Le mosaicature aggregano piani redatti in tempi e con criteri diversi dalle Autorità di bacino distrettuali; i confini sono generalizzati per la visualizzazione. Per gli usi ufficiali fa fede la cartografia delle Autorità competenti.
Significa che una parte del territorio comunale è classificata pericolosa nei piani delle Autorità di bacino distrettuali (i PAI per le frane, i Piani di gestione del rischio di alluvioni per le alluvioni), non che un disastro sia imminente. È una fotografia di dove il rischio esiste ed è documentato: il 94% dei comuni italiani ha almeno un'area a pericolosità da frana o alluvione.
La pericolosità è la probabilità che un fenomeno — una frana o un'alluvione — interessi una data area. Il rischio combina la pericolosità con l'esposizione (persone, edifici, attività presenti) e la loro vulnerabilità. L'atlante mostra pericolosità ed esposizione: dove sono le aree classificate e chi ci vive.
Gli indicatori di rischio vengono dalla piattaforma ISPRA IdroGEO e corrispondono all'edizione 2024 del Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico (luglio 2025): mosaicatura della pericolosità da frana 2024, mosaicatura della pericolosità idraulica 2020, popolazione del Censimento ISTAT 2021, comuni secondo le basi territoriali ISTAT 2024. I dati sulle vittime vengono dal Rapporto Periodico Polaris del CNR-IRPI (Anno 2025, febbraio 2026), i confini amministrativi da ISTAT, i dati economici da ANCE-CRESME (2023), ISPRA ReNDiS (2020 e 2024) e JRC (2023). Tutte le fonti sono in Le fonti dei dati.
Sì. I dati ISPRA IdroGEO e i confini ISTAT sono pubblicati con licenza CC-BY 4.0: puoi riutilizzarli citando la fonte (ISPRA IdroGEO, ISTAT) e, se riusi le elaborazioni di questo sito, ItaliaFragile con un link. I dati sulle vittime del CNR-IRPI sono invece pubblicati con licenza CC BY-NC-SA 4.0 e vanno citati come «Fonte: polaris.irpi.cnr.it (IRPI - CNR)».
ItaliaFragile è un progetto indipendente di data journalism di Jacopo Ottaviani, giornalista dei dati e informatico, Chief Data Officer di Code for Africa e ICFJ Knight Fellow. Per saperne di più: Il progetto.